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festa fine anno scolastico 29 maggio PDF Stampa E-mail

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FESTA DI FINE ANNO SCOLASTICO

 

GIOVEDI 29 MAGGIO 
festa di fine anno della scuola materna, il mio cuore piange!!!

Quando sono arrivata a Settembre con il mio francese impacciato, ricordo che il primo mese l’ho passato tra i bambini ad apprendere la nuova lingua e i loro nomi per me difficilissimi,  cercare di farmi conoscere e cercare di conoscere le loro abitudini, i loro giochi, le loro canzoncine e filastrocche. Anche con le maestre è stata dura all’inizio; parlavano tra di loro, spesso anche nella lingua locale, incomprensibile per me, parlavano delle loro cose ed io ne  ero totalmente estranea.

Poi con il tempo tutto è cambiato, il mio francese è migliorato e la comunicazione è diventata più sciolta. Ora conosco i nomi di 70 bambini (cosa che credevo impossibile), so a memoria tutte le canzoni e le filastrocche; abbiamo organizzato un piccolo sottoprogramma didattico con le altre maestre, abbiamo messo in scena spettacolini, ho tradotto delle canzoni italiane per bambini e gliel’ho insegnate. Cosa più importante ho appreso alcuni termini della lingua locale fondamentali per la comunicazione con le piccole pesti, come ad esempio: “attento a te”, “ smettila”, “non ti dono i biscotti” ed altre intimidazioni del genere. Ovviamente tutto in tono molto scherzoso.

Nei mesi freddi, quando arrivavano a scuola con la pelle screpolata, fino ad avere tagli sanguinanti su mani e piedi, ho messo loro la crema per alleviare il bruciore, ho lavato i loro vestitini ed i loro culetti quando facevano la pipì o qualcos’altro nei calzoni. Ho visto i cambiamenti di chi come me a settembre parlava solo la propria lingua ed ora invece conosce anche un po’ di francese, di chi era timidissimo e stava sempre a testa bassa, mentre ora riesco finalmente ad ammirare il  loro dolcissimo sguardo, di alcuni sono entrata nelle loro case ed ho conosciuto i genitori. Quando mi incontrano al villaggio mi chiedono dei loro figli, mi invitano a bere il bil bil. E con le mie colleghe, abbiamo fatto cene insieme, Abiba mi ha insegnato a cucinare alcuni piatti del posto, mi ha fatto vedere come si sgozza un pollo, abbiamo festeggiato la festa delle donne, abbiamo ballato,  comprato pagn insieme e ci siamo fatte fare gli stessi vestiti. Con Maifeo  ho riso tanto, mi prende sempre in giro per la mia piccola statura, per la mia pelle bianca e delicata. Ci siamo confidate, ( per quanto possibile), mi hanno fatto sentire una di loro, vengono a trovarmi quando vogliono ed io faccio lo stesso. Mi hanno aiutata a sentirmi meno sola e meno distante dai miei affetti.

Elise, la direttrice e la maestra con cui ho lavorato nella stessa classe è una ragazza di circa 27 anni, piccola di statura, magra per essere una donna africana, viso regolare ed occhi piccoli. E’ sposata da circa 4 anni con il fisioterapista della Fondazione, non hanno ancora figli e questo crea dei grossi problemi nel rapporto con suo marito. Non sorride quasi mai, il suo umore cambia spesso. E’ arrabbiata con il Mondo intero, non è mai contenta di nulla e si aggrappa su cose sciocche e futili, umiliandosi, come ad esempio chiedere a me, solo perché bianca, di regalargli qualsiasi cosa le passi per la testa in quel momento  (cosa che non ho mai fatto se non in occasioni particolari) e lo fa  per colmare un vuoto ed una insoddisfazione cronica. Purtroppo la  vita privata condiziona inevitabilmente il suo carattere e nei momenti di lucidità in cui si è aperta, lo ha confessato. Mi dispiace perché credo invece che sia una persona molto dolce, ha solo bisogno di essere considerata ed amata.

Abiba invece sembra una dama dell’ottocento, alta, costituzione robusta, grandi occhi neri e labbra carnose, essendo del sud il colore della sua pelle è più chiaro rispetto alla gente del nord.  E’ divorziata, anche lei senza figli, vive qui all’ estremo nord da circa 4 anni. Ha una casa piccolissima, ma molto curata, praticamente una sola stanza ed un piccolo cortile esterno. Porta sempre abiti “pomposi” e quando c’è tanto sole va in giro con l’ombrellino, è fantastica, di una classe unica. Abbiamo condiviso i nostri momenti di tristezza, le gioie, i pettegolezzi di donne, quando mi sentivo un po’ giù andavo da lei  e mi preparava il suo buonissimo ciambellone, oppure mangiavamo cioccolata affogando le dita nel barattolo. 

Maifeo è una ragazza di 24 anni. Il suo nome in Tuputrri (l’etnia a cui appartiene) significa ‘figlia della luna’ o anche ‘figlia della festa’, nome che le si addice in entrambi i casi. E’ alta, corporatura robusta, forte, viso rotondo, occhi leggermente a mandorla, bocca carnosa ed un sorriso luminoso come il sole d’Africa. E’ sposata con un infermiere che lavora anche lui alla Fondazione, hanno una bambina di due anni, fantastica come lei ed ora aspetta il secondo figlio. Incinta è ancora più bella, si muove con eleganza con tutto il peso delle sue rotondità, cammina lentamente, affaticata, con il  secchio pieno d’acqua sulla testa. E’ una persona semplice, non ha grandi pretese, l’importante per lei è mangiare, riposarsi, che i suoi figli stiano bene,  bere bil bil e fare festa ogni volta che si può. Il suo aspetto può sembrare severo ed anche il suo modo di fare e di parlare lo è, usa termini duri anche con i bambini, ma in realtà è una “bambina” dolcissima, una persona disponibile ad aiutare gli altri con grande umiltà. Ha la battuta sempre pronta e quando inizia a ridere non si può fare a meno di stargli dietro, è contagiosa. L’altro giorno ero da lei e mi ha fatto vedere il corredino che ha comprato per il bimbo in arrivo, ha speso quasi metà dello stipendio, però era felicissima, poi mi ha portato a  vedere la nuova casa che stanno costruendo, era fiera,  i suoi occhi erano velati di tristezza, probabilmente dovuta ai grandi sacrifici che stanno facendo. E’ una persona essenziale, ma di una ricchezza unica. Tra qualche settimana rientrerà nel suo villaggio dove partorirà assistita dalla famiglia, mi ha detto: “Come farai quando me ne andrò? Riempirai un secchio di lacrime” probabilmente è vero, ma le ho promesso che andrò a trovarla e mi fermerò qualche giorno da lei e  mi ha risposto che va benissimo, così mi combinerà il matrimonio con suo fratello, può fare comodo avere una “nazhara”(bianca) in famiglia, si è ricreduta subito però, ha detto che probabilmente lo farò morire di fame, perché non sono abbastanza forte per andare a prendere l’acqua al pozzo, cercare la legna per cucinare ecc…….. 

Queste sono le persone con cui ho condiviso, gran parte della mia esperienza in Cameroun. La mattina della festa mi sono seduta in angolo ad osservare i “miei” bambini e le “mie” maestre, una fantasia di colori, sorrisi, canzoni, voci, tutto quello che di bello hanno. In conclusione abbiamo consegnato ai genitori i lavori fatti in classe durante l’anno, caramelle, biscotti e succo per tutti. Così finisce la mia esperienza di lavoro alla scuola materna arc-en-ciel di Mouda. Mi mancheranno tantissimo, la loro confusione, i loro pianti, le loro risate, le arrabbiature e le gioie che mi hanno regalato.   

Ultimo aggiornamento ( domenica 13 luglio 2008 )
 
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