Progetti in Argentina

UN PICCOLO AIUTO ALLA TERRA DI
PAPA FRANCESCO

Un piccolo aiuto ad una scuola fondata in Argentina da padre Italo Conti, sacerdote fermano vissuto per 37 anni a Santiago de l’Estero, nel nord dell’Argentina tra le popolazioni indigene

 

L’associazione ALOE  ha contribuito negli ultimi due anni, con piccole somme, allo sviluppo della Scuola Santa Rita costruita dal Padre Italo Conti a Tintina, Santiago del Estero, Argentina, nella Diocesi di Añatuya, dove il missionario è vissuto per 37 anni.

Nel luglio di quest’anno, l’amministrazione comunale di Tintina, ha deciso di intitolare le principali strade della città a dei personaggi che hanno fatto la storia della città stessa. Una di queste strade è stata intitolata con il nome di “Padre Italo Conti” a motivo della Scuola Santa Rita che don Italo ha fondato e continua ad appoggiare. La scuola è frequentata attualmente da oltre 400 alunni.

Il piccolo contributo della nostra associazione è stato utilizzato per realizzare un recinto intorno alla scuola. P. Italo Conti, il direttore i docenti gli alunni e le famiglie degli alunni della scuola Santa Rita ringraziano per questa collaborazione generosa che ha permesso di terminare l’opera che è stata inaugurata a Marzo all’inizio dell’anno scolastico.

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UNA STRADA INTITOLATA AL MISSIONARIO

 

Articolo apparso su NUEVO DIARIO de Santiago del Estero, Martedì 21 Luglio 2015

Padre Italo Conti saluta la gente di Tintina

Una strada della città ha ricevuto il nome del religioso, il quale ha ringraziato con una lettera indirizzata all’Amministrazione comunale e alla Scuola Santa Rita.

italo Recentemente, il Sindaco della città di Tintina, nel Dipartimento Moreno, il dottor Mario Cantoni, ha posto all’attenzione del Consiglio Comunale la richiesta di intitolare le principali arterie stradali della città a persone illustri che hanno marcato la storia della città stessa.

Uno dei nomi con cui è stata battezzata una strada è “Padre Italo Conti”, un sacerdote che ha prestato servizio per molti anni in tutto il dipartimento e che si era guadagnato la simpatia di piccoli e grandi.

Non appena è venuto a conoscenza di questo riconoscimento, il religioso si è affrettato ad inviare il suo personale ringraziamento dall’Italia, dove ora vive..

Attraverso di una lettera, il religioso ha sottolineato l’affetto che lo lega ancora alla città di Tintina e come questa nomina, gli ha rallegrato il cuore.

L’Amministrazione comunale ha deciso di rendere pubblico il contenuto di questa lettera a tutta la città. Qui di seguito il contenuto della lettera:

“Messaggio al Comune di Tintina e Santa Rita School.

Oggi Pamela mi ha portato questa notizia: “La strada di fronte alla scuola e di fronte alla Chiesa di S. Rita Rita si chiama P. Italo Conti”.

Questa notizia mi ha sorpreso e mi ha confuso. Ho detto a Pamela: “Una volta si aspettava la morte prima di riconoscere i meriti di qualcuno”. In questo momento la mia confusione è grande perché io non merito questo riconoscimento. So di essere solo un povero diavolo.

Un mese fa, un sacerdote che lavora nel Tribunale Ecclesiastico in Vaticano vicino al papa Francisco, avendo saputo  che io avevo lavorato con Mons. Jorge Gottau per 25 anni, mi aveva cercato per chiedermi informazioni e ricordi sulla vita e la missione del primo Vescovo di Añatuya. La Chiesa solo dopo 20 anni dalla sua morte, ha cominciato a cercare informazioni per riconoscere i meriti del vescovo di Tintina Jorge Gottau; e questa città, invece, prima della morte del figlio di mia madre, ha dato il nome di “P. Italo Conti”  ad una strada che va da Leon alla Cappella San José.

Dato che io non merito tanto apprezzamento e stima, mi impegnerò, se Dio mi concede ancora vita, ad aiutare la Scuola S. Rita perché continui a portare acanti la sua missione.

 

“Se i bambini saranno imbenti  di cultura e di religiosità, il loro futuro sarà molto promettente” (S. Giuseppe Calasanzio Patrono scuole pubbliche).

Così cercherò di fare qualcosa per meritare l’apprezzamento e la stima che mi avete dimostrato.

Apprezzo moltissimo questo riconoscimento.
Vi faccio i miei più sentiti complimenti.
Porgo il mio affetto agli studenti del Collegio Santa Rita

FRANCESCO UN REGALO DI DIO

 

Intervista di Angelica Malvatani al missionario Don Italo Conti

AMA GLI ULTIMI, FRANCESCO E’ UN REGALI DI DIO

Don Italo missionario per 40 anni in Argentina: “La sua forza arrivava nei villaggi più sperduti”

È tornado da qualche anno dall’Argentina don Italo Conti; ci ha vissuto per quasi 40 anni dentro una missione al servizio dei più poveri. Gli resta una grande carica, quell’umiltà che solo i grandi missionari possiedono, le parole in spagnolo e la voglia di sperare sempre. Confessa di avere 76 anni, gli stessi del n uovo papa Francesco che conosce bene come il vescovo Bergoglio.

Don Italo, ha conosciuto l’Arcivescovo di Buenos Aires?

Di persona no, ma non si poteva stare in Argentina senza conoscere la forza della sua pastorale. È un uomo di chiesa che ha segnato con decisione il suo tempo e oggi credo che potrà essere un grande Padre e un grande Pastore.

In cosa si distingue Papa Francesco, in un momento tanto delicato per la Chiesa?

Devo dire che la sua storia personale parla di lui. E’ stato superiore nell’ordine dei gesuiti di Buenos Aires, in un tempo in cui in quella posizione si aveva molto potere, soprattutto intellettuale. Ha dovuto fare i conti con la dittatura e con le ideologie che sono sempre una tragedia. Soprattutto da arcivescovo ha avuto sempre molto da dire nei confronti dei potenti. Lui frequentava i poveri, viveva in un appartamento molto modesto e lo si incontrava al mercato a comprare le patate o le cipolle, camminava con la gente. Io credo che questa sua umiltà, questa sua vicinanza con le persone sia un vero regalo di Dio, per una chiesa che ha bisogno di ritrovare i valori importanti

In che cosa si caratterizza la sua azione di evangelizzazione?

Ha avuto sempre parole molto chiare, nella difesa della famiglia, dei valori cristiani e umani. Lui difende la vita, in questi tempi di laicismo esasperato, difende l’amore, la giustizia. Io  credo che sia l’uomo giusto per la Chiesa cattolica dentro un nuovo cammino che sia di fede e d’amore vero. Non ho avuto il piacere di conoscerlo, ma sono sicuro che saprà essere davvero un buon pastore per il suo popolo. Io ero  molto distante da lui nei miei anni in Argentina, ma non si poteva ignorare la sua parola.  Ecco, spero che possa dare alla Chiesa l’impronta della sua umiltà, del suo essere più amico dei poveri che dei potenti.

Don Itali racconterà ancora la sua storia domani, a Villa Nazateth, in occasione degli incontri  di preparazione alle missioni organizzati  dall’associazione aloe, per parlare  ancora della sua Argentina e della speranza per il mondo legata a Papa Francesco.

Angelica Malvatani
Il Resto del Carlino 15 marzo 2013

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