Prosegue il nostro percorso informativo denominato “La ricchezza nascosta. Dal territorio di Fermo ai territori del Mondo” alla scoperta delle tante realtà del territorio della Marca Fermana che operano per la solidarietà internazionale. Dopo l’associazione “Amici del Burundi e di p. Vittorio Blasi” di Belmonte Piceno (7 Marzo) e la rete della “Fattoria Sociale Montepacini – First Drop Initiative Manduar” di Fermo (21 Marzo), questa volta abbiamo incontrato l’associazione “SCUOLA MAKAMBA Onlus” di Civitanova Marche per parlare di “ECCELLENZA SCOLASTICA IN BURUNDI”, Sabato 11 APRILE 2026, presso la Sala conferenze del Centro culturale San Rocco, in Piazza del Popolo a Fermo.
Registrazione dell’incontro
Introduzione di Franco Pignotti: la ricchezza nascosta
Benvenuti a tutti. Iniziamo questo nostro terzo incontro del percorso che stiamo compiendo e che abbiamo voluto chiamare «La ricchezza nascosta: dal territorio di Fermo ai territori del mondo». Per «ricchezza nascosta» intendiamo tutte quelle realtà del nostro territorio che si occupano di solidarietà internazionale. Questa sera ci muoveremo da Civitanova al Burundi e ci parlerete della Scuola Makamba. L’Associazione ALOE è nata 27 anni fa per occuparsi dei missionari fermani o di origine fermana di ogni tipo: cappuccini, saveriani, passionisti, missionari della consolata, ecc. Ma in questi ultimi anni abbiamo anche conosciuto altre realtà: piccole associazioni o gruppi non formalizzati del territorio che si stanno occupando di cooperazione internazionale. Da qui è nato questo percorso, «La ricchezza nascosta», intendendo proprio queste realtà, come quella che ci presenterete questa sera.
La cosa interessante che sta venendo fuori sono le diverse modalità con le quali nascono queste associazioni. La prima che abbiamo ascoltato quest’anno era nata dalla sorella di un missionario, padre Vittorio Blasi di Belmonte Piceno, per appoggiare i progetti del fratello missionario. La volta scorsa, quindici giorni fa, abbiamo incontrato invece una realtà molto diversa: la fattoria sociale Montepacini, che ha assunto dei ragazzi provenienti dall’Africa e come da questo rapporto è nata una collaborazione, e ora stanno realizzando un progetto nel villaggio da cui provengono alcuni di questi ragazzi. L’anno scorso abbiamo sentito un’associazione di Montegiorgio: un calzaturiero che per dieci anni era andato in Ghana a vendere scarpe e, guardandosi attorno, aveva fondato un orfanotrofio. Oggi quella realtà si chiama Children’s Land – la terra dei bambini. Un’altra realtà che ho conosciuto di recente è quella di un signore che ha uno chalet a Pedaso e che anni fa, con degli amici, ha fondato un’associazione, Il Sogno, per realizzare qualcosa in Kenya. L’associazione di questa sera nasce – da quel che ho capito – dal contatto tra una parrocchia di Civitanova ed un sacerdote del Burundi che ha lavorato in quella parrocchia per molti anni. Anche questo è molto significativo.
Vedete come da una conoscenza può scaturire un’idea: «Se l’hanno fatto loro, potremmo farlo anche noi». Ed è per questo che è importante che queste esperienze vengano conosciute. Adesso passo la parola a Domenico, con cui ci siamo visti per la prima volta questa sera, anche se ci eravamo già sentiti. Bene, ti ascoltiamo.
Intervento di Domenico Nasini: il progetto Scuola Makamba


Quadro territoriale del Burundi
Il Burundi è una ex colonia tedesca nel 1899, poi colonia belga nel 1916; diventato indipendente nel 1962. È una Repubblica presidenziale. Ha una superficie di 25.680 Km² (quattro volte il Sud Tirolo). La popolazione è di 14.647.150 (al 9 aprile 2026). Ha una densità di popolazio e di 574 ab./kmq. L’età media della popolazione è di 16,6 anni; con una speranza di vita invece di 64 anni. La mortalità infantile è di 33,9 % (quasi la metà muore sotto i 5 anni). La popolazione è formata da tre etnie: 85% Hutu; 14 % Tutsi e 1% Twa. La capitale Gitega ha 198.363 abitanti mentre la ex capitale Bujumbura, è formata da 1.246.960 di abitanti. Lo stipendio medio mensile è di 120 euro.
Dalla sua indipendenza ottenuta nel 1962, il Paese è precipitato in decenni di instabilità politica, colpi di Stato e scontri etnici tra Hutu e Tutsi, che hanno provocato due genocidi (nel 1972 e nel 1993) causando oltre 300.000 vittime, per lo più civili. La violenza del passato ha lasciato il paese sottosviluppato per anni e una popolazione tra le più povere del mondo (185° posto). Anche oggi, pur avendo ritrovato una certa stabilità, il Burundi deve fare ancora i conti con la fame, la povertà, la corruzione, le infrastrutture deboli e uno scarso accesso ai servizi sanitari ed educativi.
Nel 2015, il Burundi è stato testimone della lotta politica su larga scala innescata dalla decisione del Presidente Pierre Nkurunziza di candidarsi per un terzo mandato, contrariamente a quanto previsto dall’art. 96 della Costituzione che limita la rielezione a una volta sola, la quale ha portato a un tentativo fallito di colpo di stato. Le elezioni che seguirono, vinte da Nkurunziza, furono boicottate dall’opposizione, scatenarono la critica diffusa della comunità internazionale e furono seguite da scontri a fuoco che hanno provocato almeno 1.200 morti, arresti di massa e sparizioni. Come dichiarato dal portavoce dell’UNHCR, un anno dopo l’inizio della crisi del Burundi, oltre 400mila persone sono fuggite nei paesi vicini, come conseguenza della violenza e della repressione. Oggi presidente è l’ex generale Évariste Ndayishimiye, che ha vinto le presidenziali del 20 maggio 2020. Il Burundi vive in una sorta di isolamento diplomatico.
Anni e anni di guerra civile hanno lasciato il Paese senza finanziamenti e infrastrutture soprattutto nell’ambito della pubblica istruzione e della formazione in generale. Inoltre, molti studenti hanno dovuto interrompere o addirittura abbandonare i loro studi. Il progetto mira quindi a colmare le gravi lacune a livello di scuola media superiore in campo scientifico e professionale nella provincia di Makamba, aiutando i giovani ad apprendere una professione qualificata – grazie anche a laboratori di elevata qualità, già operanti, quali per esempio l’aula di informatica – che accresca le opportunità loro di lavoro, disincentivando così l’elevata tendenza ad emigrare in paesi più sviluppati.
Nascita dell’associazione “Scuola Makamba Onlus”
Nel mese di ottobre 2012 un gruppo di persone – tra cui alcuni membri del Comitato Direttivo dell’Associazione, il parroco di Cristo Re di Civitanova Marche Don Mario Colabianchi, e il vice parroco Don Joseph Barandereka, cittadino burundese – si è recato in Burundi per conoscere la realtà socio-economica-culturale di quel Paese, visitando ospedali, scuole, orfanotrofi, stabilimenti produttivi ecc. e incontrando anche il vescovo della diocesi di Bururi, S.E. Mons. Venant Bacinoni. Durante il colloquio si è discusso della possibilità di realizzare un progetto di solidarietà, nella fattispecie una scuola superiore, visitando anche il luogo dove sarebbe dovuta sorgere in località Makamba nell’omonima regione e cioè su un terreno di circa un ettaro, di proprietà della diocesi di Bururi, che veniva posto a disposizione a titolo gratuito per tale scopo.
Allo scopo di avviare operativamente il progetto in modo ottimale, l’architetto Massimo D’Ignazio nel mese di novembre 2013 si è recato di persona a Makamba per avere migliore contezza dei luoghi e della struttura da edificare. Al suo ritorno ha stilato il progetto a titolo totalmente gratuito non solo per questa parte progettuale iniziale, ma fino alla completa realizzazione del progetto stesso. Sul posto il cantiere è diretto da un ingegnere burundese, affiancato da altri tecnici che materialmente seguono i lavori. Referente unico del progetto è il Vescovo della diocesi di Bururi, competente territorialmente, Salvator Niciteretse, con il quale vi è contatto diretto, parlando egli benissimo italiano, e sul cui conto corrente vengono inviati i fondi senza mediazione di terzi.
Il 29 aprile 2015 è stata costituita un’associazione denominata “Scuola Makamba” onlus, con sede presso la suddetta parrocchia di Civitanova Marche. Il Comitato Direttivo dell’associazione è così composto: Dr. Domenico Nasini Presidente; Dr. Andrea Rebichini Vice Presidente; Dr. Giambattista Giammarini, Segretario Tesoriere; Dr. Arch. Massimo D’Ignazio e Simone Gazzoli Consiglieri. Dal 28 gennaio 2016 l’associazione “Scuola Makamba” è regolarmente iscritta al “Registro regionale delle associazioni operanti per la pace, i diritti umani, la cooperazione e la solidarietà internazionale” della Regione Marche, ai sensi della legge regionale del 18 giugno 2002, n. 9 e successive modifiche.
Idea ispiratrice del nostro progetto
L’idea che ha ispirato il nostro progetto è quella di contribuire allo sviluppo socio-economico-culturale dei giovani burundesi con il principale obiettivo di sovvenire alle carenze dell’istruzione secondaria, costruendo un istituto tecnico professionale nel comune di Makamba, situato nell’omonima provincia, destinato alla formazione dei quadri intermedi che sono l’ossatura mancante, necessaria per lo sviluppo di quel Paese. Le principali attività sono non solo di tipo didattico in generale, ma anche di formazione pratica con la costituzione di laboratori in vari ambiti professionali, cosicché possano apprendere una professione qualificata, accrescendo le opportunità di lavoro.
Il nostro progetto intende principalmente migliorare le condizioni di lavoro della popolazione in genere e lo sviluppo culturale/professionale degli adolescenti. La realizzazione del progetto sarà di beneficio non solo per i diretti fruitori del progetto, cioè i frequentatori dei corsi di formazione, ma anche per la comunità locale che sta partecipando all’edificazione della struttura, per la quale percepisce anche una dignitosa remunerazione, contribuendo così al sostentamento delle numerose e povere famiglie di quella provincia.
In questo modo si può scoraggiare l’elevata tendenza all’emigrazione presso paesi più sviluppati. Sono molti gli adolescenti che non hanno la possibilità di frequentare la scuola secondaria o di avere una formazione professionale specifica. Uno dei fattori di tale situazione è dovuto al fatto che gli edifici scolastici con laboratori sono pochi. Tale carenza di strutture, comporta classi medie di 60-70 elementi con relativa difficoltà di insegnamento e di apprendimento.
Sensibilizzazione presso la comunità marchigiana
Già qualche mese dopo la costituzione dell’Associazione abbiamo iniziato un’opera di sensibilizzazione rivolta soprattutto alla zona del Fermano e del Civitanovese, anche grazie alla presenza di diversi sacerdoti burundesi, attraverso incontri sia nelle chiese che in locali pubblici per illustrare l’importanza del progetto con l’ausilio di materiale cartaceo, foto e video, e chiedere una fattiva collaborazione. Sono state interpellate le comunità di Civitanova Marche, Montegiorgio, Petriolo, Corridonia, Fermo, promuovendo anche spettacoli, concerti, cene di beneficenza, che hanno prodotto un discreto contributo economico, ma sono soprattutto servite a far conoscere l’iniziativa. In questa attività è fattiva la collaborazione del l’unità pastorale di San Pietro-Cristo Re, partner del progetto.
Partecipazione della popolazione locale
Nella fase iniziale in cui è stato necessario disboscare il terreno donato dalla diocesi, e preparare i mattoni che sono fatti ancora a mano. Molte persone del luogo hanno partecipato a titolo volontario e gratuito, consapevoli della grande opportunità che si stava loro offrendo. La popolazione del posto ha dimostrato sin dall’inizio della realizzazione, grande attaccamento al progetto, sentendolo come proprio, perché frutto dell’opera delle sue mani e quindi ad esso profondamente legato, anche in vista della futura iscrizione dei figli a questo istituto superiore.


Tutta la restante attività, con particolare riferimento a quella edilizia, è stata realizzata con manodopera del posto, regolarmente retribuita, generando così anche un reddito per la popolazione locale. Basti pensare che tutte le migliaia e migliaia di mattoni utilizzati per la costruzione degli edifici sono fatti ancora a mano.
Inaugurazione e inizio dei corsi
L’istituto è composto da vari edifici distribuiti su una superficie di circa un ettaro di terreno, è stato inaugurato nel mese di settembre 2023 con l’iscrizione di 54 studenti. Oggi, dopo tre anni, gli studenti sono addirittura quintuplicati, raggiungendo il ragguardevole numero di 260 iscritti. Sono stati attivati tre corsi: elettrotecnica industriale, informatica e agronomia, tenuto conto che la popolazione burundese ha una spiccata vocazione agro-pastorale. Inoltre è stata allestita anche una sala multimediale e un’aula di informatica.

L’istituto è dotato altresì di una biblioteca. Per agevolare una maggiore presenza degli studenti ed incrementare il numero delle ore di lezione sono stati allestiti anche una cucina con relativa sala mensa nonché un dormitorio. Infatti la scarsità dei mezzi di trasporto non consente un agevole spostamento quotidiano degli studenti, molti dei quali residenti in luoghi distanti dall’istituto e per tale ragione si è pensato di strutturarlo come “campus” che, essendo residenziale, permette una più lunga permanenza degli studenti nella struttura durante la settimana, con evidenti benefici a livello didattico.
Il progetto vuole quindi formare quadri intermedi, vale a dire un numero considerevole di tecnici con diploma di scuola media superiore, che sono l’ossatura mancante, necessaria per lo sviluppo di quel Paese, in modo da generare nuovi posti di lavoro – con riflessi positivi anche nei comparti dell’indotto – che facciano passare il Burundi da “Paese emergente” nel 2040 a “Paese sviluppato” nel 2060. I programmi didattici sono distribuiti su tre anni, una parte teorica, una parte pratica e una di tirocinio professionale.
Visita del Ministro dell’Istruzione Nazionale burundese
Lo scorso anno l’istituto ha avuto addirittura l’onore di ricevere la visita del Ministro della Pubblica Istruzione burundese il quale, favorevolmente colpito dalla nuova struttura, l’ha definita una “scuola di eccellenza” ed ha promesso che i costi per il personale docente e amministrativo, che fino ad allora erano stati sostenuti dalla diocesi, sarebbero stati invece sostenuti dallo Stato.
Dal punto di vista formale il Ministero, a partire dall’anno scolastico 2024-2025 ha riconosciuto l’istituto professionale come scuola pubblica di convitto cattolico, i cui studenti al termine del corso di studi riceveranno il diploma di Tecnico A2.
Allo stato attuale il Ministero dell’Istruzione Nazionale sta pagando gli stipendi del personale docente e amministrativo e ha provveduto all’acquisto di attrezzature da cucina e materiale lettereccio. Fornisce inoltre sussidi per la ristorazione pari a 0,25 euro al giorno per studente.
Questa decisione, oltre ad essere motivo di orgoglio per la nostra associazione, si è tradotta anche un indubbio vantaggio economico per la diocesi che ha potuto così risparmiare notevoli costi di gestione.
Visto il positivo riscontro ottenuto sul territorio, attestato dal crescente ed elevato e numero di iscrizioni, l’Associazione sta ampliando l’istituto con la costruzione di altre tre aule, i cui lavori sono già in fase avanzata di completamento, con contestuale ampliamento del dormitorio
Educazione alla cittadinanza globale previste nella realizzazione del progetto
Il progetto è volto nel contempo anche a promuovere l’educazione alla cittadinanza globale che la nostra Associazione ritiene strumento essenziale per accrescere il senso di appartenenza di ciascuno ad una comunità ampia ed inclusiva, locale e globale. Prova ne è l’organizzazione da parte della nostra Associazione nel corso degli anni di ripetuti incontri a Civitanova Marche volti alla più ampia diffusione di tali princìpi che ispirano la nostra azione e che trovano poi risposta adeguata in sede di accolta di fondi, grazie a una maggiore consapevolezza acquisita anche mediante illustrazione multimediale del progetto in parola in tali occasioni, con cui si contribuisce a rafforzare il concetto di cittadinanza attiva.
Ringraziamento all’associazione Aloe
Ringrazio la meritoria associazione Aloe nella persona di Franco Pignotti che ci ha generosamente offerto questa occasione non solo per farci conoscere, ma anche per far sottolineare l’importanza della promozione economica e sociale nei paesi poveri, l’importanza dei comportamenti empatici e solidali, attenta ai diritti umani e alla valorizzazione delle diversità culturali.
Grazie per aver messo in luce le tante realtà del territorio della Marca Fermana che operano per la solidarietà internazionale.
Grazie Franco per la rete che stai costruendo tra le varie associazioni, per il tuo inesausto impegno a mostrare “la ricchezza nascosta del nostro territorio che si irradia dal territorio di Fermo (e anche oltre aggiungo io) ai territori del mondo e ritorno”, come recitava l’incontro del 16 gennaio 2025 da te organizzato in questo stesso luogo.
Un saluto speciale con le parole di Malala
E infine nel ringraziarvi per l’attenzione, vi saluto con le parole di Malala Yousafzai, pakistana, la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la Pace, ricevuto nel 2014 a soli 17 anni, per il suo impegno nel diritto all’istruzione femminile, a causa del quale i talebani le avevano sparato in testa quando aveva 15 anni, perché si ostinava a voler andare a scuola nonostante il loro divieto.

Le sue parole, pronunciate davanti all’assemblea plenaria dell’ONU il 12 luglio 2013, sono diventate anche il nostro motto.
Domande e interventi del pubblico
Natalia Conestà – Grazie per questa testimonianza, e complimenti per tutto l’impegno. Ho vissuto in Uganda per diversi anni e posso confermare che in Africa la Chiesa supplisce spesso a ciò che lo Stato dovrebbe fare: le scuole professionali sono soprattutto gestite dalla Chiesa. Del resto, anche con il Piano Mattei l’Unione Europea sta investendo sulla formazione professionale. Volevo dirle che nel frattempo abbiamo costituito un network chiamato «Investire sui giovani», e attraverso Andrea siamo entrati in contatto anche con la Scuola Makamba, poiché il Burundi era uno dei paesi in cui era presente un’associazione giovanile coinvolta nella rete. Quello che lei ha raccontato è esattamente la politica della cooperazione internazionale: il fatto che lo Stato paghi ora gli stipendi del personale è ciò che in gergo tecnico si chiama partnership pubblico-privata, che è il modello della solidarietà e della sussidiarietà. Grazie.
Domenico Nasini – Grazie. Quando siamo andati anche in Uganda, abbiamo visto una situazione completamente diversa: un paese dove la Chiesa controlla in senso positivo scuole, ospedali e istituzioni, con strutture di livello molto alto. Questo ci ha mostrato quanto conti la storia di ogni paese.
Persona del pubblico – Complimenti per l’impegno. Una domanda spontanea: questi ragazzi, una volta conseguito il diploma, che futuro avranno? Non vorrei che i migliori, come purtroppo spesso accade, finissero per emigrare.
Domenico Nasini – È una domanda legittima, e le do anche la risposta. Quando siamo andati, abbiamo chiesto direttamente al vescovo cosa mancasse, cosa servisse. Sono loro che conoscono la realtà del paese, loro che sanno quali sono le figure professionali di cui c’è bisogno. Sono stati loro a indicarci il tipo di scuola, le materie, gli indirizzi. In quei settori – elettrotecnica, agronomia, informatica – c’è carenza di personale qualificato e molta richiesta di lavoro. Il grande incremento di iscrizioni – da 54 a 260 studenti in tre anni – è la miglior risposta: vuol dire che la scuola risponde a un bisogno reale. Quando hanno pubblicato il primo bando per insegnanti, sono arrivate oltre cento candidature, perché i docenti che sono venuti a vedere la struttura hanno capito che si trattava di qualcosa di serio. Questo ci dice che siamo sulla strada giusta.
Andrea Rebichini – Volevo aggiungere che la maggior parte degli iscritti sceglie l’indirizzo di agronomia, il che testimonia la destinazione essenzialmente interna di questi studenti: il paese ha bisogno di migliorare le tecniche agricole. Ce l’hanno confermato: questi ragazzi avranno opportunità di lavoro in loco. Voglio anche precisare che, nell’accordo con lo Stato, ci siamo assicurati che, oltre alla formazione professionale, ci fosse anche una solida base umanistica. Lo Stato interviene solo sugli stipendi e sulla gestione amministrativa, ma i programmi e la scelta degli insegnanti rimangono di competenza della diocesi. È una scuola nata dalla volontà della diocesi, e continuerà a formare i ragazzi con un’impostazione cristiana, che per noi è importante.
Francesco Sandroni – Volevo sottolineare il grande lavoro culturale che Franco sta facendo. Ma c’è un’altra grande attività culturale che avviene attraverso queste esperienze: quello che noi impariamo dal resto del mondo. Faccio l’insegnante, e qualche settimana fa un ragazzo mi ha chiesto: «Perché mi obbligate a venire a scuola? A cosa serve?». Ecco, vedere quanto una comunità in Africa tenga alla scuola, quanto la desideri, è un insegnamento per noi. Questo scambio ci arricchisce – e forse ci arricchisce anche di più di quanto non arricchiamo gli altri.
Franco Pignotti – Esattamente. Il motto della nostra associazione è «Dal territorio di Fermo ai territori del mondo» – ma il senso è anche inverso: il mondo che torna a Fermo. Non è solo una relazione a senso unico. Io e mia moglie abbiamo vissuto cinque anni in Zambia, e se faccio il bilancio tra ciò che abbiamo dato e ciò che abbiamo ricevuto, penso che abbiamo ricevuto di più. Le cose che abbiamo imparato dagli africani sono state preziose. Tutto questo mondo è una relazione a doppio senso.
Grazie a tutti. Ci vediamo ai prossimi incontri.

