Famiglie plurali e adozione internazionale: una svolta storica per il territorio!


Il gruppo FAMIGLIE PER L’ADOZIONE dell’associazione ALOE OdV ha organizzato presso l’Auditorium Don Armando Marziali di Villa Nazareth un convegno sulla recente sentenza della Corte Costituzionale n. 33 del 2025 relativa alla possibilità per le persone single di poter accedere all’Adozione Internazionale. Una novità assoluta sia per quanto riguarda la sentenza, sia per quanto riguarda la stessa organizzazione dell’evento

Si tratta di una novità assoluta passata per lo più  sotto silenzio o di cui si sono accorti solamente gli addetti ai lavori. Il titolo del convegno “Famiglie plurali e Adozione Internazionale” è quanto di più attuale ci possa essere in questo nostro tempo di profonde trasformazioni, fra cui anche il concetto e la stessa realtà di famiglia. Secondo le più recenti statistiche ormai in Italia una famiglia su dieci è una famiglia monoparentale e questo sta ormai diventando un fenomeno assolutamente normale. Tutto questo non può non incidere anche sulla realtà dell’adozione ed è per questo che la recente sentenza della Corte costituzionale a proposito della possibilità dell’adozione aperta anche ai single diventa una questione importante. Il presente convegno pertanto è apparso estremamente interessante perché ha rappresentato una prima assoluta, nel nostro territorio, per permettere all’intera società civile di prendere consapevolezza. Il convegno è parte di un  percorso formativo sostenuto  dal CSV MARCHE; ed è stato accreditato fra l’altro dall’Ordine degli Avvocati per la formazione dei suoi aderenti. L’Ambito territoriale sociale (ATS) XIX ha offerto il suo patrocinio. Il convegno ha avuto come moderatore l’Avv. Alberto Gallucci del foro di Fermo.

La registrazione completa del convegno

Gli interventi degli specialisti

Una legge del 1983 in un Paese profondamente cambiato. Ad aprire i lavori è stato l’avvocato Manuela Caucci del Foro di Ancona, esperta di diritto di famiglia e tutore di minori in affido e adozione da quasi un trentennio, che ha sottolineato come la sentenza rappresenti una svolta rispetto a una normativa – la legge 184/1983 – nata in un contesto sociale ormai lontano. Per decenni, infatti, l’adozione piena è stata riservata esclusivamente ai coniugi sposati, escludendo automaticamente le persone single, indipendentemente dalle loro capacità genitoriali. La Caucci ha ricostruito il quadro normativo e spiegato come la Corte abbia giudicato incostituzionale questa esclusione, ritenendola: irragionevole, perché non esiste correlazione automatica tra matrimonio e idoneità genitoriale; sproporzionata, perché limita la libertà personale senza giustificazione; contraria all’interesse del minore, che deve essere il criterio guida di ogni decisione. “La Corte – ha spiegato Caucci – ha riconosciuto che il modello familiare rigido della coppia coniugata non è più attuale. Conta la persona, non lo stato civile.”

Una decisione che parla alla società di oggi. L’avvocato Donatella Sciarresi, presidente dell’Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia – sezione di Fermo, ha evidenziato come la sentenza abbia ricadute che vanno oltre il diritto di famiglia. “Questa decisione – ha affermato – incide anche sul mondo del lavoro e sulla parità di genere. I single adottivi accedono ora a tutte le tutele previste per i genitori adottivi: congedi, permessi, protezione dal licenziamento. È un passo avanti per tutti.” Sciarresi ha inoltre richiamato l’attenzione su una criticità ancora aperta: la disparità tra adozione internazionale e nazionale. “Un single può adottare un minore straniero, ma non un minore italiano. È una contraddizione che il legislatore dovrà affrontare.”

La psicologia conferma: ciò che conta è la relazione. La psicologa Silvana Zechini ha portato un contributo fondamentale, ricordando che la scienza dello sviluppo infantile è unanime: la genitorialità non è un fatto biologico, ma relazionale. “Un bambino cresce grazie alla qualità del legame, non alla forma della famiglia. La sentenza riconosce ciò che la psicologia afferma da decenni.”Riferendosi ai contributi di Bowlby, Winnicott e altri studiosi, Zechini ha sottolineato che ciò che serve a un minore è un ambiente affettivo stabile, non un modello familiare prestabilito.

Il territorio tra fragilità e nuove sfide. Il dottor Alessandro Ranieri, dirigente dell’Ambito 19, ha offerto una lettura sociale della situazione attuale: “La crisi delle adozioni e degli affidi non dipende dai bambini, ma dagli adulti. Sempre più fragili, sempre più soli, sempre meno pronti a prendersi responsabilità educative.” Ranieri ha illustrato i progetti in corso sul territorio, come il programma P.I.P.P.I., che punta a rafforzare le competenze genitoriali e a creare reti di sostegno comunitarie.

La testimonianza: essere genitore single adottivo. Uno dei momenti più intensi della serata è stato l’intervento di Rita Meschini, madre single adottiva da oltre vent’anni. La sua storia ha mostrato con forza che la genitorialità single è una scelta possibile, solida e capace di offrire amore e stabilità. Meschini ha raccontato le difficoltà incontrate – dai pregiudizi sociali alla mancanza di supporto istituzionale – ma anche la ricchezza del percorso: “Non è una scelta eroica, è una scelta d’amore. E una rete di relazioni può fare la differenza.”

Il ruolo dell’associazione Aloe. L’associazione Aloe, promotrice dell’evento, ha ricordato il proprio impegno storico nel campo dell’adozione, sia a distanza che internazionale. “Questa sentenza – ha dichiarato Franco Pignotti – apre una possibilità importante. Era nostro dovere portare questo tema sul territorio e promuovere una riflessione ampia e informata.”

Conclusioni: una riforma necessaria. Tutti i relatori hanno concordato su un punto: la sentenza 33/2025 è un passo avanti decisivo, ma non conclusivo. Serve una riforma organica che: a) aggiorni la legge 184/1983; b) elimini le disparità tra adozione nazionale e internazionale; c) riconosca la pluralità delle famiglie; d) metta davvero al centro il minore. L’incontro si è chiuso con un appello al legislatore e con l’impegno dell’associazione Aloe a continuare il lavoro di sensibilizzazione sul territorio.