Aggiornamento Padre Mario Bartolini – Perù

SALVIAMO I BOSCHI E LE TERRE DELLA POPOLAZIONE CONTADINA DI BARRANQUITA

 

I Leader delle comunità contadine di Barranquita

I Leader delle comunità contadine di Barranquita

Dopo l’intensa campagna di solidarietà che ci ha tenuti occupati lungo tutto il 2010 al fianco di Padre Mario Bartolini, missionario ascolano da oltre 35 anni nella foresta amazzonica peruviana, che stava rischiando il carcere e l’espulsione per la sua lotta in difesa dei diritti delle comunità indigene e contadine di Barranquita (vedere in questo sito la pagina sullo “speciale” Padre Mario Bartolini), a partire dall’inizio del 2011, abbiamo iniziato ad affiancare anche finanziariamente la lotta legale della popolazione di Barranquita a difesa delle proprie terre e delle proprie foreste contro le mire delle multinazionali e dei potentati economici peruviani che vorrebbero espropriarle di quelle stesse terre e foreste a scopo di lucro. In questo lavoro accanto alla popolazione contadina di Barranquita, padre Mario Bartollini è validamente affiancato da Lucero Guillen e dalle altre suore missionarie peruviane fortemente impegnate nel sociale.

Il Rio Cainarachi e le sue foreste

Il Rio Cainarachi e le sue foreste

All’incirca ogni sei mesi suor Lucero Guillen, la principale collaboratrice di Padre Mario Bartolini e responsabile del progetto SALVIAMO I BOSCHI E LE TERRE DELLA POPOLAZIONE CONTADINA DI BARRANQUITA, ci invia delle relazioni sullo stato di avanzamento del progetto stesso. Ieri 19 febbraio ci è arrivata l’ultimo aggiornamento sul progetto, aggiornamento che pubblichiamo interamente.

Nel leggere questa relazione intuiamo tutta la fatica della situazione, il coraggio e i rischi sostenuti da Padre Mario, suor Lucero e gli Animatori cristiani della parrocchia, i quali portano avanti una non facile campagna di coscientizzazione fra la gente, sui loro diritti e sulle prospettive future del loro territorio, e si trovano a dover combattere contro la propaganda menzognera diffusa ad arte contro di loro da chi si sente ostacolato nei propri sporchi affari. Scrive Lucero che “l’anno 2012 è stato un anno molto difficile per l’avanzamento delle nostre proposte sul futuro dei territori che appartengono al popolo; ma per lo meno è stata mantenuta viva la speranza che il giorno della liberazione arriverà; potrà tardare, ma arriverà! Continuiamo con costanza nel nostro impegno di animare, orientare e far conoscere ai contadini i pericoli della situazione. Anche la prospettiva del 2013 appare difficile, ma non ci scoraggiamo”.

Distruzione nella foresta

Distruzione nella foresta

La situazione non è affatto semplice né facile, il timore è che le mafie locali, perduta la possibilità di allontanare padre Mario con la via giudiziaria, imbocchino altre strade e già lo stanno facendo con la falsa propaganda che cerca di scavare un fossato fra l’ambiente della missione (padre Mario, Lucero e gli animatori cristiani) che lotta per il mantenimento dello statuto comunitario dei territori e il resto della popolazione, tratta in inganno da chi, con il miraggio di una modernizzazione che non rispetta le comunità e l’ambiente, la vorrebbe spingere ad accettare scelte autolesioniste. Il vescovo di Yurimaguas ha chiesto a Padre Mario di sospendere le visite in alcune zone della sua missione per non mettere in pericolo la sua incolumità fisica.

La lotta torna a farsi dura. “L’avidità di quelli che hanno tutto e vogliono avere di più: l’indifferenza di chi ha la possibilità di risolvere il problema e non lo fa per convenienza; l’incertezza, la disperazione che arriva a volte a tentare quelli che vogliono aprire un cammino di libertà e giustizia, fino ad oggi non sono riusciti a vincere. Sono sette anni di dura lotta ed è lodabile la resistenza dei contadini, nonostante tutto” conclude la sua relazione Lucero Guillen.

Le parole di Lucero ci fanno capire che non dobbiamo abbassare al guardia. Ora più che mai la missione e la gente di Barranquita hanno ancora bisogno del nostro appoggio e del nostro interessamento, sia in termini di divulgazione della situazione e della loro lotta, sia in termini di appoggio anche economico per la difesa legale delle terre dei contadini.

I bambini festeggiano il compleanno di padre Mario

I bambini festeggiano il compleanno di padre Mario

 

Invitiamo tutti a leggere l’intera relazione.

RELAZIONE

PROGETTO SALVIAMO I BOSCHI E LE TERRE DELLA POPOLAZIONE CONTADINA DI BARRANQUITA

 

Il progetto implementato, cercando di proteggere gli spazi di vita della popolazione contadina di Barranquita – che comprende sia le aree coltivate e gli appezzamenti dedicate alla produzione, sia i boschi, entrambi riconosciuti come fonte di approvvigionamento delle necessità di base dei contadini –, ci ha portato a mantenere vive le aspettative e le aspirazioni, coscienti però che questo dipende in gran parte dalle decisioni politiche delle istanze di potere dello Stato a vari livelli: distrettuale, provinciale, regionale e nazionale.

Questo è un tema cruciale per la popolazione di Barranquita dalle ultime elezioni. Quelli che decidono la politica non hanno la stessa visione di sviluppo delle popolazioni rurali. Tutto si guarda con la logica del mercato, la competitività; logica per la quale finisce per imporsi sempre quello che detiene le ricchezze perché è colui che può investire e dare la “buona immagine” di paese emergente agli occhi del mondo.

Questo è determinante per la popolazione rurale, non solo di Barranquita, ma di tutto il paese, perché si traduce in una costante svalutazione delle proposte di  soluzioni di origine popolare, da parte degli organi dello Stato; atteggiamento che sta minando l’animo dei contadini e genera sentimenti di frustrazione, sfiducia e insoddisfazione per i risultati nel corso del tempo.

Ciò che si sperava di raggiungere, con un reciproco compromesso, era che i territori raggiungessero un livello di sicurezza giuridica tale che permetta alla popolazione di realizzare le loro attività produttive senza il timore di essere cacciati dai trafficanti o i prestanome delle imprese che si accaparrano la terra, né dalle imprese stesse. Dobbiamo dire che nel 2010 è stata lanciata una proposta, che è stata elaborata, per la quale tutto il territorio venga riconosciuto come Riserva Comunale, cioè ‘area protetta’ secondo la normativa vigente, cosa che includerebbe anche i legittimi proprietari delle terre. Sarebbe una configurazione legale che almeno permetterebbe di tenere il territorio amministrato dalla popolazione locale, con la formalità di alcuni piani di gestione.

Noi cerchiamo di far comprendere come questa proposta sia fattibile secondo le normative vigenti, anche se richiederebbe un tempo abbastanza lungo per arrivare ad iscriversi al registro nazionale come ANP (Área Natural Protegida). Questa proposta purtroppo, negli ultimi due anni, è rimasta sospesa, poiché bisogna attendere che la popolazione prenda coscienza che l’attribuzione delle terre in zone forestali qualificate o protette non è fattibile.

È importante far conoscere che la regione di San Martín può contare dal 2006 sulla qualifica di “zonificazione ecológica económica”, la stessa che in questi due anni è stata implementata ed è la base della politica territoriale del governo regionale; la stessa che orienta l’utilizzo e l’occupazione del territorio. Bisogna dire che i territori di Barranquita, secondo la “zonificazione ecológica económica”, sono classificati per la maggior parte come “di produzione forestale e di protezione”.

Fino ad ora, la difficoltà di iniziare a realizzare questa proposta della ‘Riserva Comunale’, è la subdola diceria, insistente e persuasiva, che accusa che la Chiesa di essere il fattore che si oppone all’intitolazione delle terre e alla costruzione di strade transitabili. Questa falsa propaganda contro la Chiesa proviene:

  • sia da parte degli impresari, prestanome e collaboratori delle imprese private che vedono nella Riserva Comunale una minaccia ai loro interessi, perché così si chiuderebbero tutte le possibilità di controllare i territori;
  • sia da parte delle autorità municipali che, preoccupati per la mancata realizzazione delle promesse elettorali, hanno trovato come soluzione quella di incolpare la Chiesa di essere l’oppositrice dei loro progetti.

Anche se le autorità del Governo Regionale, in diverse occasioni, hanno spiegato che questi temi sono di loro competenza, il dubbio seminato e instaurato giorno per giorno dà i suoi effetti: ritardi nella soluzione del problema.

Nonostante tutto, il progetto ha permesso di affiancare le autorità comunali e i leader in:

  • Avanzare nel processo di CATEGORIZZAZIONE delle comunità. Una grande aspirazione che la popolazione sta elaborando dall’anno 2004, consiste nella richiesta di riconoscimento dello spazio del territorio comunale a livello ufficiale con conseguente iscrizione nel registro nazionale. C’è una crescita del 90%, per quello che riguarda la popolazione. Quello che manca per raggiungere questo obiettivo sta in mano al Governo locale, provinciale e regionale.
  • Esigere dal Governo locale la partecipazione della società civile nella elaborazione e la successiva approvazione e pubblicazione della politica ambientale del distretto.
  • Esigere dal Governo locale l’approvazione definitiva dell’ordinanza e regolamentazione della zona di protezione ecologica di Barranquita, che comprende 6,129 ettari, ordinanza che attende dall’anno 2010 (la stessa ordinanza che la popolazione ottenne dopo dure lotte e che impose al Gruppo Romero di desistere dalla richiesta di aggiudicamento nel maggio 2010)
  • Istituzione della Commissione Ambientale Comunale, costituita da un rappresentante per ogni comunità che periodicamente, anche se con molte difficoltà, sono riusciti a tenere riunioni periodiche per controllare l’avanzamento di tutto i punti precedenti.
  • Riconoscere le potenzialità del territorio comunale.
  • Sostenere le comunità perché continuino a prendersi cura dei loro boschi, nonostante le forti pressioni dei trafficanti di terre, che in alcuni casi riescono ad entrare e invadere il territorio.
  • Partecipare alle inchieste giudiziarie che si stanno ventilando da anni per i delitti ambientali dell’impresa.
  • Stabilire nuove inchieste amministrative e penali agli invasori dei propri territori.
  • Conquistare una maggior coscienza di attenzione alla natura per la propria sussistenza: ci si prende cura delle zone marginali, si riduce il processo di disboscamento delle fattorie e si sta incoraggiando un’agricoltura diversificata in appezzamenti.
  • Difendere i bacini idrici naturali e tentare di recuperare le fonti d’acqua seminando piante.
  • Riunioni con le autorità regionali per risolvere situazioni di conflitto del territorio.
  • Riunioni con le autorità locali e gli invasori dei territori per risolvere conflitti socio-ambientali.
  • La nascita e crescita di alcuni leader in difesa del territorio.

Nonostante i progressi nominati, tutti siamo un po’ delusi di non essere riusciti a dare il sostegno giuridico che necessitavano i territori. Il tempo passa e l’ardore per la difesa della terra ha i suoi alti e bassi, momenti di grande spirito e altri di sfiducia e delusione.

Nel 2012 fino ad oggi, ci sono state situazioni preoccupati come:

  • Le minacce e un clima sociale abbastanza avverso agli animatori cristiani delle comunità per essere persone della Chiesa. Questa situazione è stata un deterrente perché molti degli animatori si astenessero dalle cerimonie religiose e optassero per il silenzio sulla problematica della terra.
  • La manipolazione dell’opinione pubblica, che tenta di mettere la gente costantemente contro i missionari della Parrocchia, soprattutto contro P. Mario Bartolini per la sua férrea difesa della terra dei contadini e dei boschi comunali, ha fatto in modo che per il momento, il Vescovo del Vicariato Apostolico di Yurimaguas, Monsignor José Luis Astigarraga suggerisse a P. Mario di sospendere le sue visite pastorali in alcune zone della parrocchia per il pericolo che queste significavano alla sua integrità fisica.
  • Le false accuse, condotte in maniera costante contro i missionari della parrocchia da parte delle autorità municipali e di alcuni personaggi locali legati all’impresa del Gruppo Romero, giustificano l’opposizione per la titolazione delle terre e la costruzione di strade per i villaggi. Tutto questo con lo scopo di generare un clima di violenza e di rifiuto verso la Chiesa e fiaccare le resistenze della popolazione in difesa della terra.

CONCLUSIONI

Accompagnare la popolazione nella rivendicazione dei suoi diritti ci permette di dire, senza voler offendere nessuno, che la maggior povertà umana è permettersi il lusso di ignorare i proprio simili, a tutti i livelli, per raggiungere obiettivi propri e poi arrogarsi la qualifica di promotori dello sviluppo e benefattori dei poveri con l’usufrutto dei beni altrui.

Questo è ciò che sperimentiamo stando vicino a quelli che reclamano costantemente di essere riconosciuti, valorizzati e trattati come persone con diritti nel proprio distretto, regione e Paese.

L’avidità di quelli che hanno tutto e vogliono avere di più: l’indifferenza di chi ha la possibilità di risolvere il problema e non lo fa per convenienza; l’incertezza, la disperazione che arriva e volte a tentare quelli che vogliono aprire un cammino di libertà e giustizia, fino ad oggi non sono riusciti a vincere. Sono sette anni di dura lotta e è lodabile la resistenza dei contadini , nonostante tutto.

Barranquita, 16 febbraio 2013

Luz Guillén Cornejo
MISSIONARIA

 

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