La rivista Missioni Consolata, nel numero del primo Luglio di quest’anno, ha pubblicato una lunga intervista a Loretta Emiri, fermana di adozione e una delle massime esperte a livello nazionale della cultura Yanomami, con il titolo Brasile. La conquista della scrittura. Un’italiana tra gli Yanomami. Ma probabilmente sono pochi i fermani che sanno veramente chi è Loretta Emiri. Per questo ci sembra giusto presentarvela brevemente. E’ sicuramente anche lei una delle “ricchezze nascoste del nostro territorio! ALOE ha collaborato con lei tra il 2006 e il 2007 per dei corsi sulla lingua portoghese.

Nell’ambito del movimento di animazione missionaria che si sviluppò attorno alla comunità dei Missionari della Consolata di Santa Maria a Mare tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli ani Ottanta, che ha rappresentato un punto di svolta per molte persone, a partire dagli stessi giovani missionari coinvolti, non possiamo non ricordare qui la storia di una donna alla quale quell’esperienza cambiò radicalmente la vita, dandole una formidabile prospettiva: Loretta Emiri.
Nata in Umbria, a Narni, nel 1947, e cresciuta fin da piccola con il desiderio di partire un giorno per il “terzo mondo” come volontaria, Loretta Emiri verso i trent’anni si era ormai orientata verso l’Africa, in particolare lo Zaire, quando si trovò coinvolta con i Missionari della Consolata che, conoscendo questo suo desiderio, la invitarono a partecipare a un campo di lavoro estivo nella loro comunità di Santa Maria a Mare, nelle Marche. Era l’estate del 1977. La rivista Missioni Consolata, nel numero del primo luglio 2026, ha pubblicato un’intervista – dal titolo “Brasile. La conquista della scrittura. Un’italiana tra gli Yanomani” – a Loretta Emiri, in procinto di ripartire per il Brasile, realizzata da Silvia Zaccaria. Alla domanda “Come mai sei arrivata in Amazzonia?”, Loretta risponde: «Per trovare il coraggio di decidere, partecipai a un campo di lavoro e formazione organizzato dai Missionari della Consolata a Santa Maria a Mare, nei pressi di Porto San Giorgio, nelle Marche. Lì conobbi padre Silvano Sabatini e, attraverso di lui, ascoltai la testimonianza di un indigeno macuxi, Gabriel Viriato Raposo: parole liriche, che oltre al contenuto storico mi affascinarono per il linguaggio letterario, perché era un indigeno che parlava in portoghese utilizzando però la struttura culturale e linguistica macuxi – una cosa estremamente originale, almeno per me in quell’epoca. Durante quel campo di lavoro conobbi anche fratel Carlo Zacquini, che proiettò fotografie strepitose scattate tra gli Yanomami. Affascinata dal concetto di missione incarnato dalle figure che all’epoca lavoravano con quel popolo – nessuna pretesa di evangelizzazione, ma solo grande preoccupazione per la loro sopravvivenza fisica e culturale – diedi subito la mia disponibilità a partire. Nel novembre 1977 raggiunsi così la missione Catrimani».
La missione di Catrimani era nello stato settentrionale di Roraima. Loretta Emiri restò nei primi anni in contatto con i missionari della Consolata operanti sul campo, poi preferì seguire un proprio percorso individuale, con una totale immersione nel mondo Yanomami e nella questione indigenista. La sua parabola biografica e intellettuale si porrà come una delle testimonianze più nitide ed emblematiche dell’indigenismo militante e dell’antropologia decoloniale italo-brasiliana.
L’arrivo sul campo coincise con una delle fasi più tragiche per le popolazioni native dell’Amazzonia. Il regime militare brasiliano stava allora spingendo l’infrastrutturazione della foresta con la costruzione della strada statale Perimetrale Nord (BR-210), un’opera che portò nei territori ancestrali epidemie devastanti di morbillo e infezioni respiratorie, decimando rapidamente centri abitati secolari. Inseritasi nelle comunità Yanomami insediate lungo i bacini dei fiumi Catrimâni, Ajarani e Demini, Emiri operò per quattro anni e mezzo, dal 1977 al 1981, a stretto contatto con gli indios.
Superata la primissima fase di soccorso sanitario d’emergenza, Loretta Emiri promosse l’attuazione del cosiddetto Piano di Coscientizzazione. Ispirandosi alla pedagogia critica di Paulo Freire, l’intervento mirava ad alfabetizzare gli adulti yanomami nella loro lingua materna (yãnomamè), offrendo loro gli strumenti linguistici e concettuali per comprendere le logiche di sopraffazione della società egemone e difendere legalmente la sovranità delle proprie terre. Più che un’opera di catechizzazione o di trasmissione unilaterale della conoscenza, la convivenza nella maloca si trasformò in una totale rifondazione esistenziale: Loretta avrebbe in seguito definito sé stessa una donna «educata dagli Yanomami», riconoscendo nei nativi dei maestri di rispetto ambientale, reciprocità sociale ed ecologia profonda.
Negli anni successivi, estendendo la propria azione al di fuori dell’area Yanomami, Emiri collaborò con il Consiglio Indigenista Missionario (CIMI) e la Commissione Pro-Yanomami (CCPY), promuovendo corsi di formazione ed educazione interculturale per insegnanti nativi di diverse etnie (tra cui Taurepang, Rikbaktsa, Mỹky, Tapirapé, Kaingang e Guarani). Questa vicinanza incondizionata le valse sul campo il titolo onorifico di parente de luta («parente di lotta»).
Il suo impegno si tradusse anche nella salvaguardia della memoria materiale e nella produzione letteraria. Attraverso forme di baratto etico basate sullo scambio di beni, Emiri costituì un’impareggiabile collezione etnografica di 176 manufatti yanomami (utensili, armi da caccia, cesteria, piumario e rari pezzi fittili), raccolti tra il 1977 e il 1982. Donata nel 2001 al Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena, la collezione è esposta in allestimento permanente dal maggio 2019.
Sul piano letterario, Loretta Emiri ha consegnato alla saggistica e alla narrativa opere fondamentali di documentazione linguistica ed etno-poetica. La sua pietra miliare è il Dicionário Yãnomamè-Português, pubblicato nel 1987 (CPI/RR, San Paolo): 1.664 termini, opera fondamentale per la resa lessicale dei concetti sciamanici. Nel 1989 cura, insieme alla linguista Ruth Monserrat, A conquista da escrita, che raccoglie dieci anni di esperienze di educazione indigena presso quindici popoli diversi; nel 1992 pubblica la sua prima raccolta poetica, Mulher entre três culturas. Promuove inoltre mostre sulla cultura materiale yanomami a Boa Vista, capitale dello Stato di Roraima, per combattere il pregiudizio razzista che colpiva – e colpisce ancora – i popoli indigeni brasiliani.
Dopo diciotto anni di ininterrotta presenza nello Stato di Roraima, Loretta Emiri è rientrata in Italia nel 1995, per ragioni – come scrive lei stessa in diversi testi autobiografici – di carattere familiare, tra cui l’assistenza all’anziana madre, e per la volontà di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Pur essendo di Narni, sceglie di stabilire la sua residenza a Fermo, città dove vive tuttora, dedicandosi pienamente a una scrittura che considera non un distacco ma una continuazione dell’esperienza amazzonica. Escono così, in italiano, Amazzonia portatile (2003), Amazzone in tempo reale (2013, Premio speciale della giuria per la saggistica al Premio Franz Kafka Italia), A passo di tartaruga – Storie di una latinoamericana per scelta (2016), Discriminati (2018) e Mosaico indigeno (2020), oltre al romanzo breve Quando le amazzoni diventano nonne e al Romanzo indigenista (2023). Nel 2018 le viene conferito il Premio alla Carriera “Novella Torregiani” per la difesa dei diritti dei popoli indigeni brasiliani, e la sua voce continua a comparire su riviste, blog letterari e in trasmissioni come Geo di Rai Tre. Resta, in ogni pagina, la stessa convinzione che l’ha guidata da Fermo alla foresta: che raccontare gli yanomami sia un modo per continuare a stare al loro fianco.
La scelta di vivere a Fermo è sicuramente un altro portato di quel coinvolgimento iniziale con il movimento di animazione missionaria attorno a Santa Maria a Mare, a metà degli anni Settanta. Divenuta fermana a tutti gli effetti, Loretta Emiri continua tutt’ora a scrivere libri sulla cultura indigenista, per la quale è considerata ormai una delle maggiori esperte a livello nazionale, e mantiene con forza il suo legame con lo stato di Roraima, dove in questo preciso momento (seconda metà del 2026) si trova, come afferma l’intervista appena pubblicata su Missioni Consolata. Loretta Emiri è davvero una ricchezza nascosta del nostro territorio fermano, che forse la cultura fermana dovrebbe conoscere e valorizzare di più.
Bibliografia di Loretta Emiri
Dicionário Yãnomamè-Português, Boa Vista : Edicoes CPI/RR, 1987
A conquista da escrita organização e redação final, São Paulo : Iluminuras, 1989
Mulher entre três culturas, Edicon, São Paulo, 1992
Yanomami para brasileiro ver, Boa Vista : Comissao pró-índio de Roraima, 1994
Amazzonia portatile, Manni, San Cesario di Lecce 2003
Quando le amazzoni diventano nonne, Fermo 2011
Amazzone in tempo reale, Armando Livi, Fermo 2013
A passo di tartaruga – Storie di una latinoamericana per scelta, Arcoiris, Salerno 2016
Discriminati, Seri, Macerata 2018
Mosaico indigeno, Multimage, Firenze 2020
Romanzo indigenista, Amazon, 2023
