Da Belmonte Piceno a Bujumbura: incontro con l’associazione AMICI DEL BURUNDI E DI PADRE VITTORIO BLASI


Riprendono gli incontri proposti dall’Associazione missionaria ALOE OdV su “La ricchezza nascosta” del nostro territorio rispetto alla solidarietà internazionale. Sabato 7 Marzo, abbiamo incontrato l’associazione “Amici del Burundi e di p.Vittorio Blasi” che ha la propria base a Belmonte Piceno e che da trent’anni si occupa dei bambini abbandonati del Burundi. L’associazione è nata per iniziativa della famiglia e degli amici di un missionario originario di Belmonte Piceno, Padre Vittorio Blasi, ed ha continuato ad operare fino al presente, anche dopo la scomparsa di padre Vittorio avvenuta nel 2015. Un grande esempio di resilienza e di resistenza nel segno della solidarietà e di amore con una popolazione che ha vissuto sulla propria pelle una delle cosiddette “guerre civili” tra le più feroci e distruttive del continente africano, generando decine di migliaia di orfani. E’ intervenuto per presentare la storia e l’attività dell’associazione Luigi Blasi, nipote del missionario e attuale responsabile dell’associazione stessa. L’incontro è stata anche l’occasione per presentare l’intero programma di appuntamenti proposti per il 2026.

La registrazione dell’incontro

Franco Pignotti: Introduzione all’incontro

L’appuntamento di oggi è il primo di un percorso informativo che l’associazione Aloe svilupperà durante tutto l’anno e che abbiamo voluto chiamare: “La ricchezza nascosta. Dal territorio di Fermo ai territori del Mondo”.  Non siamo soli in questa iniziativa: come potete vedere dai loghi della locandina, collaborano con noi diverse realtà, tra cui il Centro Missionario Diocesano;  abbiamo il patrocinio del Comune e della Provincia di Fermo e il sostegno del CSV (Centro Servizi per il Volontariato).

La nostra associazione è nata nel 1998, con l’obiettivo di dare spazio e far conoscere nel nostro territorio i missionari e le missionarie originari della nostra zona impegnati in tutto il mondo. Il nome “Aloe” richiama la pianta, ma per noi è soprattutto un acronimo che racchiude i continenti in cui operiamo: Asia, Africa, America Latina, Oceania ed Europa, dove operano questi missionari e missionarie.
Lungo questo percorso che ha ormai superato il quarto di secolo, negli ultimi anni abbiamo notato che sul territorio esistono anche molte piccole e medie realtà, basate sul puro volontariato, che operano per la solidarietà internazionale e gestiscono orfanotrofi o scuole in qualche paese del sud del mondo. Per questo, lo scorso anno, abbiamo lanciato il percorso informativo “La Ricchezza Nascosta”. L’obiettivo è dare visibilità alla solidarietà che parte dal Fermano per raggiungere i territori del mondo. Si tratta di una ricchezza spesso invisibile.
Quest’anno proseguiamo su questa strada con nuovi incontri. Stasera iniziamo con gli Amici del Burundi di Padre Vittorio Blasi. Poi continueremo con le altre realtà che abbiamo incontrato e con le quali siamo entrati in contatto e che ci porteranno in Gambia, in Kenya, in Uganda, e in altri Paesi del mondo partendo però dai nostri paesi fermani. Vogliamo che le nostre comunità locali conoscano queste realtà, perché per noi è fondamentale la comunicazione: scriveremo articoli e utilizzeremo i social per dare risonanza a queste storie.
Stasera presentiamo l’associazione Amici del Burundi di Padre Vittorio Blasi. Per quanto ne sappiamo, è la prima associazione di questo tipo nata nel Fermano, risalente al 1996. È stata la capofila di un movimento che ha visto poi nascere la Don Lino Ramini di Civitanova (1997), la nostra Aloe (1998), il gruppo Donzelli di Fermo (2000), Children’s land di Montegiorgio (2003), La Goccia Fa il Fiore di Massignano (2005), Scuola Makaba di Civitanova (2012)  e, per ultima, una nuova realtà di Montegranaro, nata lo scorso anno (2025) che opera in Sud Sudan: Nachodokopele. Ma siamo certi che ne scopriremo ancora altre. Tutto questo serve a far emergere quella solidarietà internazionale che spesso resta chiusa nelle cerchie dei diretti interessati.
Lascio ora la parola a Luigi Blasi dell’associazione Amici del Burundi e di padre Vittorio Blasi. Saluto anche il Sindaco di Belmonte Piceno, dove ha sede l’associazione, che ha voluto essere presente  a cui daremo la parola per un saluto alla fine.

Luigi Blasi: L’eredità di Padre Vittorio Blasi e l’impegno dell’Associazione

Quest’anno celebriamo i 30 anni di attività, essendo nati nel 1996. È un traguardo che fa onore a mio zio, Padre Vittorio Blasi, a sua sorella Letizia (mia zia), che ha voluto fortemente questa associazione per sostenerlo, e a mio padre, che ne è l’attuale presidente.

Ricordo che quando ero bambino, mio zio Vittorio tornava a Belmonte e proiettava le diapositive delle sue missioni in Burundi. Era un uomo di cuore che viveva in totale povertà: girava con un’auto scassata e donava a chiunque incontrasse tutto ciò che riceveva. Spesso chiamava a casa per chiedere aiuto: “Non ho più nulla, aiutatemi a sostenere queste attività”. Tra le sue opere principali, oltre all’attività parrocchiale come missionario saveriano, ricordiamo la costruzione di un santuario e di due orfanotrofi.

Inizialmente sostenevamo un orfanotrofio per ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni nella capitale, Bujumbura, che oggi è diventato autosufficiente grazie ad attività interne come la produzione di latte e birra. Dopo la scomparsa di mia zia e poi di mio zio Vittorio (mancato il 24 dicembre del 2015), abbiamo concentrato i nostri sforzi su un secondo orfanotrofio, il  “Santa Rita da Cascia”. Questa struttura è gestita da Sandra Kanyana, una consacrata laica che ha dedicato la sua vita all’accoglienza dopo un tragico passato personale. Oggi ospita circa 130 bambini dai 0 ai 14 anni, raccogliendo chiunque trovi in stato di necessità per strada. È una realtà basata sulla responsabilizzazione: i ragazzi più grandi (dai 14 anni in su) fanno da tutor ai più piccoli, creando una sorta di autogestione comunitaria.

L’associazione ha vissuto un momento di grande espansione grazie a Padre Roberto Brunelli, un frate francescano e telecronista di Radio Maria. Attraverso i suoi articoli su Famiglia Cristiana e i suoi interventi radiofonici, siamo arrivati ad avere circa 2.000 sostenitori.

Tuttavia, inviare fondi in Burundi è diventato complesso a causa di blocchi governativi e bancari. Per fortuna, abbiamo il supporto di Mons. Franco Coppola, ex Nunzio Apostolico in Burundi per molti anni, il quale, anche se ora si trova in Belgio, mantiene molti contatti nel paese africano e per noi funge da garante. Grazie a lui e tramite lo IOR, riusciamo a far arrivare circa 3.000 euro al mese direttamente sul conto di Sandra. In passato, nei momenti di picco, riuscivamo a inviare cifre molto più consistenti, quasi il doppio, ma oggi i numeri sono più contenuti e avremmo bisogno di nuovi soci per compensare chi, negli anni, ci ha lasciato.

L’orfanotrofio ha bisogno di interventi costanti. Recentemente abbiamo acquistato un generatore di corrente, poiché l’elettricità è instabile, ma i costi del gasolio sono altissimi. Il sogno di Sandra sarebbe installare un impianto fotovoltaico. Un’altra necessità urgente sarebbe un pulmino. I bambini frequentano scuole diverse (materne a ovest, elementari a est rispetto alla struttura) e devono percorrere lunghi tragitti a piedi. Sulle nostre circolari semestrali pubblichiamo le lettere di Sandra per aggiornare i donatori su queste esigenze.

Nonostante la situazione in Burundi sia pericolosa e Sandra sia comprensibilmente diffidente verso gli estranei, manteniamo i contatti grazie a figure come Don Salvator Benzimana, un sacerdote burundese che oggi vive in Liguria ma che torna ogni anno in missione. Lui è uno dei “ragazzi di Padre Vittorio” ed è un ulteriore garante del lavoro che si svolge a Santa Rita.

Stiamo anche cercando di allargare la base associativa coinvolgendo un gruppo di ragazzi di Mogliano, dove il fratello di Padre Vittorio, Don Mario, è stato parroco per tanti anni. Tra loro ci sono un professore di francese (fondamentale per comunicare con il Burundi) e un esperto di social media, che ci aiuteranno a modernizzare la nostra comunicazione.

Padre Vittorio non ha mai voluto lasciare il Burundi, si sentiva burundese a tutti gli effetti. Noi continuiamo il suo lavoro per far sì che quei 130 bambini abbiano un futuro. Come diceva il suo confratello saveriano Padre Ernesto Tomè, mio zio era “un matto o un santo”, e noi vogliamo onorare quella sua straordinaria follia d’amore.

Ivano Bascioni, Sindaco di Belmonte Piceno.

Il Sindaco di Belmonte ha aperto il suo intervento sottolineando l’impatto emotivo delle immagini mostrate da Luigi Blasi, tratte dal sito web dell’associazione ( www.amicidipadrevittorio.it) e dalla sua pagina FB “amicidipadrevittorio”.

 “Ho visto bambini sorridenti e sereni, il che non è affatto scontato in contesti di povertà. Questo dimostra che il progetto sta realmente cambiando le loro vite“. Citando il concetto del famoso filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein che “il mondo è ciò che accade”, ha ribadito che è l’operato umano a determinare la direzione degli eventi. “L’obiettivo di ognuno di noi dovrebbe essere lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato, e questa associazione ci sta riuscendo.”

Il Sindaco ha poi ricordato come, da bambino, vedesse Padre Vittorio come un “supereroe” lontano, attraverso le lettere dai francobolli coloratissimi che arrivavano al parroco dell’epoca, Don Giuseppe Biondi. “Come comunità di Belmonte, siamo orgogliosi di Padre Vittorio e di chi ne tramanda la memoria“, ha infine concluso il suo intervento.

Dibattito in assemblea

Il dibattito si è concentrato sulle sfide affrontate da Sandra in Burundi e sulla sua attività di accoglienza dei neonati abbandonati o di bambini orfani che gli vengono portati. Per quanto riguarda l’obiettivo dell’autosufficienza, raggiunto dall’altro progetto che era stato fondato da padre Vittorio e per il quale l’associazione ora non deve mandare più fondi, si fa presente che per l’orfanotrofio “Santa Rita da Cascia”, gestito da Sandra, la cosa resta molto difficile a causa dell’età dei bambini chesono troppo piccoli per poter affrontare qualsiasi lavoro di produzione e dei ragazzi più grandi che sono già totalmente assorbiti dalla cura dei piccoli, per i quali funzionano da “mamme e papà”.

È emerso un quadro di grande precarietà, sia per quanto riguarda la sicurezza che la diffidenza con il mondo esterno. La struttura è protetta da mura di cinta, poiché la povertà estrema circostante genera delinquenza. Sandra è molto restia a far entrare estranei locali per timore di furti o di strumentalizzazioni, fidandosi solo di poche figure garantite come il Nunzio o vecchi amici di Padre Vittorio.

È stato inoltre ricordato il “carattere difficile” di Padre Vittorio: un uomo che viveva in assoluta povertà, come il più povero dei poveri del luogo, spesso in contrasto con le gerarchie ufficiali perché preferiva l’azione diretta e immediata per i suoi “piccolini”.

A conclusione del dibattito il moderatore Franco Pignotti ha evidenziato l’eccezionalità di questa realtà: “Siete un caso unico: un’associazione nata dalla famiglia di un missionario che continua a operare anni dopo la sua scomparsa. Spesso queste realtà si esauriscono con il protagonista, invece voi avete saputo coinvolgere altri, come Padre Roberto e il gruppo di Mogliano.”

Attilio Ascani, Direttore del Centro Missionario

In questo mio secondo anno di responsabilità al Centro Missionario, sto scoprendo storie straordinarie come quella di Padre Vittorio. Il nostro obiettivo primario, come Centro Missionario Diocesano, è mettere in sinergia le ricchezze del territorio. Abbiamo istituito una Consulta delle realtà missionarie, associazioni e gruppi attivi nella diocesi, proprio per favorire l’incontro, lo scambio e la collaborazione. Percorsi come quello di Aloe non sono solo iniziative isolate, ma un patrimonio della Chiesa locale che va messo in rete a beneficio di tutti. Fare le cose insieme è, di per sé, una testimonianza. Collaborare tra associazioni diverse significa dire alla comunità che apparteniamo alla stessa Chiesa e che promuoviamo lo spirito missionario con un’unica voce. Ringrazio Luigi e l’associazione Aloe per questa iniziativa che ci permette di dare visibilità a temi così cruciali”.

Sintesi della Conferenza

L’incontro si è concluso con un momento conviviale, suggellando una serata dedicata alla “Ricchezza Nascosta” del territorio fermano. I punti chiave emersi sono stati:

  1. Continuità generazionale: L’Associazione “Amici del Burundi” è un raro esempio di eredità familiare che trasforma il carisma di un singolo, il missionario Padre Vittorio Blasi, in un impegno strutturato che dura da 30 anni.
  2. Solidarietà concreta: Nonostante le difficoltà burocratiche e la distanza, l’invio di circa 3.000 euro al mese garantisce ogni anno la presa in cura, la formazione e la crescita di 130 bambini orfani gestiti dalla consacrata laica Sandra Kanyama
  3. Necessità di rinnovamento: L’appello a coinvolgere giovani e a organizzare viaggi di monitoraggio per “rivitalizzare” il legame diretto con la missione.
  4. Il ruolo delle realtà del territorio come Aloe e il CMD: Il passaggio da una missione individuale a una “rete di solidarietà” coordinata per ottimizzare risorse e comunicazione.